martedì 14 febbraio 2017

Vittorio Feltri e la promozione di chi muore a Febbraio

L’OUTLET DEL FUNERALE - FELTRI: “UN’INSERZIONE PUBBLICITARIA OFFRE UN FUNERALE ‘ELEGANTE’, SCONTATO DI MILLE EURO, PER CHI MUORE A FEBBRAIO. E’ INVOLONTARIAMENTE COMICA CHE RICORDA UN DIVERTENTISSIMO ROMANZO DI ACHILLE CAMPANILE”

da Dagospia

Vittorio Feltri per Libero Quotidiano
Ho lavorato qualche annetto al Giornale che fu di Montanelli e vari successori del medesimo, pertanto non me la sento di rivolgere critiche alla parte giornalistica del quotidiano in questione. Martedì però ho letto una pagina pubblicitaria nelle cronache milanesi, e che oggi compare anche su Libero, i cui contenuti probabilmente sono sfuggiti ai direttori.
 
Si tratta di un' inserzione spero involontariamente comica, dove spiccano annunci che sembrano redatti da uno specialista in umorismo nero che ricorda un divertentissimo romanzo di Achille Campanile, purtroppo ormai difficile da trovare: Il povero Piero, pubblicato da Rizzoli nel 1959 e non valorizzato abbastanza.

Il libro racconta le vicissitudini di una famiglia alle prese con una agenzia di pompe funebri, alla quale ha fatto ricorso per celebrare le esequie di un congiunto, appunto Piero.
Trattasi della narrazione esilarante di una serie di colpi di scena che fanno da contorno al luttuoso evento, trasformato dall' autore in occasione propizia per rendere sapide le pratiche burocratiche indispensabili per sotterrare ogni feretro, indipendentemente dall' estrazione sociale. Veniamo al dunque. La pagina esibita dal Giornale è sovrastata da un titolo consono alla modernità: www.outletdelfunerale.it.
 
Sommario: offerta valida per il mese di febbraio. Poi: scontiamo 1000 euro. Trasporto con carro funebre Mercedes ultimo modello (automobilona di lusso per eccellenza). Proseguendo nella lettura dei testi propagandistici dei beccamorti troviamo la descrizione di una fotografia che ritrae quattro signori impeccabilmente abbigliati di nero con la seguente dicitura: uomini in divisa, cioè coloro che si prendono cura della salma affinché venga tumulata secondo criteri rispettosi della stessa.
 
Non è finita: ecco l' immagine della bara in legno chiaro, decisamente meno tetro del marrone scuro che un tempo andava per la maggiore nelle meste cerimonie, alla quale viene assegnata la definizione di Cofano superior. E che dire del mezzo cofano fiori?
 
È un gradevole cuscinetto di corolle variopinte, rosse bianche e rosa che conferiscono un tono quasi festoso al cataletto. Accanto a tutto ciò, già abbastanza invogliante, un optional che non può non ingolosire i familiari dell' estinto da onorare: ancora con tanto di foto, coccarda, tavolino e registro firme, dove i dolenti hanno facoltà di apporre la propria sigla onde dimostrare di non essere mancati all'estremo saluto al trapassato.
 
Allo scopo di rassicurare la gentile e piangente clientela, i dirigenti dell' outlet in chiusura del loro entusiasmante messaggio di marketing vergano questa annotazione decisiva: funerale elegante (come le serate di Berlusconi?) euro 1.499 euro.
 
Ultimo avviso che mette il cuore in pace (eterna): con disbrigo pratiche e assistenza di conforto per i parenti afflitti della buonanima. Peccato non morire se le condizioni di favore sono queste, benché valide solo sino al termine di febbraio. Affrettatevi. Il funerale elegante a prezzo stracciato è come il Festival di Sanremo, dura poco. O crepate subito o la dipartita vi costerà un botto.

lunedì 9 gennaio 2017

Il business della morte ... Milano ... ci risiamo !!!

Rainews.it
Abusi, ricatti, truffe, estorsioni, evasione fiscale. Gli ultimi fatti di cronaca gettano una luce sinistra sul mondo delle pompe funebri Tweet 30 dicembre 2016 Un business in espansione anche in tempi di crisi, di cui non si parla volentieri, perché la morte è e resta un fatto privato, ma che proprio per questo nasconde gravi illegalità. E le vittime, troppo spesso, sono le famiglie rese inermi dal dolore. Da anni il settore sconta le conseguenze di una liberalizzazione selvaggia e la mancanza di una legge nazionale che definisca criteri di incompatibilità e requisiti minimi per l’esercizio dell’attività alimenta gli appetiti della criminalità e di impresari senza scrupoli. L'inchiesta di Manuela Lasagna -


http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Il-business-della-morte-7f5c3654-c822-4f56-89a7-2ff5aa65bef6.html

giovedì 29 dicembre 2016

Carissimo estinto: il business dei funerali in mano al racket … Ci risiamo con le solite notizie farlocche…


https://it.businessinsider.com/carissimo-estinto-il-business-dei-funerali-in-mano-al-racket/

Ci risiamo nuovamente a parlare del solito tormentone del caro estinto e di quanto siano turlupinate ed ingannate le famiglie che a questi impresari senza scrupoli si vedono costrette a doversi rivolgere al momento della dipartita del loro caro…
Non si può assolutamente mettere la testa sotto la sabbia e dire che tutti gli impresari siano perfetti professionisti del loro settore, ma d'altronde non si può sempre e comunque sparare su tutta una categoria riproponendo il tormentone che siano tutti scaltri e infimi approfittatori della disperazione altrui.
Bello l’articolo in cui si richiede a gran voce una Legge Nazionale che ponga limiti di accesso alla professione e che possa mettere in campo solo ed unicamente serie e strutturate aziende lasciando fuori “gli avventori improvvisati”, peccato che con questa legge quadro Maturani che si cerca di portare avanti come soluzione di tutti i mali, le conseguenze sarebbero ancora più gravi del danno portando  veramente il comparto funerario italiano in mano a pochi oligarchi che potrebbero creare in futuro  un reale racket dei funerali.
E’ assolutamente vero che manca una legge che stabilisca chiaramente chi possa dirsi operatore funerario o che fissi i requisiti minimi per aprire una società di pompe funebri come cita Gianni Gibellini, Presidente dell’associazione EFI – Eccellenza Funeraria Italiana  nonché proprietario della Funeral Home di Modena, la QUASI più grande casa funeraria italiana come ribadito calorosamente nell’articolo del giornalista Lorenz Martini, ma non questa proposta di legge, o meglio, non fatta così male e chiaramente volta alla costruzione di un gotha di imprese che faranno da asso pigliatutto di un settore già non brilla per la sua trasparenza ed equità.

Continuando la lettura … ve lo siete mai chiesto quale sia il ricarico che subite tutte le volte che andate a mangiare in un ristorante?
Sapete cosa è il food cost? Ve lo spiego in pochissimi passaggi:
un ristoratore riesce ad applicare fino all’800-900 percento di ricarico sulla pietanza che vi porta al tavolo calcolando l’acquisto di una materia prima e la sua preparazione.
Arriva ad avere anche il 1200 percento di ricarico sul vino che vi bevete a tavola.
Sapete cosa ci va a pagare il ristoratore con tutto il grande ricarico che vi applica?
Utenze, tasse, dipendenti, affitti, leasing, acquisto materie prime e tutto quello che consegue a chiunque abbia l’idea di aprire una Partita IVA e fare l’imprenditore di se stesso nel paese Italia.
La professionalità di un lavoratore autonomo in Italia è scarsamente riconosciuta e quelle rare volte in cui qualcuno agisce con piglio serio e professionale ricaricando il giusto margine viene sempre tacciato di approfittatore e ladro da qualche altro collega che di sano e regolare nella propria struttura ha veramente ben poco!!!
Mi sembra abbastanza bieco e strumentale il voler mettere in piazza i costi di acquisto e ricarico delle materie prime come le casse di legno, esponendo prezzi che inducano il generico ragionare della gente a pensare che TUTTE le casse di legno siano fatte con materiali scadenti e che debbano arrivare da mercati extra UE e che debbano necessariamente avere lo stesso valore di un comodino dell’Ikea.
Non è così!!!
Esistono affermate aziende Italiane anche nel settore della produzione delle casse che da generazioni utilizzano materie di primordine e di origine nazionale e tracciata che danno da lavorare a centinaia di famiglie di artigiani del legno e di bronzisti.
Chi nella propria azienda ha effettuato la scelta di volersi posizionare economicamente sul mercato con prezzi “low cost” dovrebbe avere l’onestà intellettuale di dire che se l’offerta è bassa allora anche tutto quello che comporrà il servizio sarà adeguato all’offerta
Attenzione non ho detto scadente ma adeguato.
Le pubblicità che spesso espongono servizi a basso prezzo su ampie fette di territorio dovrebbero avere criteri di trasparenza ed onestà e non essere forvianti per chi ne è l’utente finale con richiami a prezzi “civetta” che di reale non hanno nemmeno l’inchiostro con il quale sono stati stampati.

Non si scappa, se pago poco per mangiare come nei fast food, devo essere consapevole che mangerò una qualità di materie prime commisurate a quello che sto andando a spendere.
Pensare di vestirsi da paladini della giustizia e difensori del prezzo “equo” da parte di chi nelle proprie aziende o case funerarie applica prezzi MOLTO differenti da quelli che espone nell’articolo di Business Insider Italia (fonte Repubblica) è una divisa che stona addosso a chi cerca di indossarla.

Il prezzo è da definirsi equo solo ed unicamente in base alla professionalità, al materiale scelto, ai mezzi impiegati ed ai servizi aggiuntivi che andranno a comporre la cerimonia funebre ricordandosi sempre che esiste la libera concorrenza e la sacra libera scelta da parte della famiglia.

Vogliamo che il ripetersi di situazioni da racket smetta?  Certo!
Vogliamo una legge quadro che regolamenti equamente il mercato in tutta Italia?  Ma magari!
Vogliamo inasprire le pene per chi negli ospedali fa mercato sulle disgrazie altrui? Sarebbe ora!
Non è abbastanza esaustivo citare eventi passati come il caso sardo o milanese del caro estinto, ma basterebbe alzare lo sguardo OGGI verso gli ospedali milanesi o romani e di come vengono considerati ANCORA come stagni nei quali pescare a mani piene nelle disgrazie altrui nonostante profondi scandali del passato che si vedono nuovamente ripetere nel presente.

Chi pensa che le imprese funebri in Italia siano una lobby chiusa su se stessa fa un gravissimo errore e veste una categoria di un abito che non vuole e non riuscirebbe neanche con grande sforzo ad indossare.

Neanche le Federazioni di categoria ( tutte ) riescono a malapena a tenere insieme le idee dei propri iscritti, figuriamoci a creare “cartello” tra chi per natura svolge un lavoro di carattere individualistico.

Fare chiarezza va bene ma sparare a zero su tutti cercando di eleggersi ad anima candida direi che è alquanto strumentalizzante.

JR